La funzione della scuola nell’assegnazione dei ruoli sociali è sempre attuale. Ne conseguono rapporti non sempre lineari tra la scuola e i genitori: la scuola come ingiusto ostacolo e non come strumento di sviluppo.
In questi giorni ho avuto tre stimoli interessanti
Ho ritrovato uno scritto di Ivan Illich, anni ’70 del secolo scorso sulla – tragica – inutilità della scuola come strumento di promozione sociale dei più poveri. Cito a memoria: i diplomi della scuola – obbligatoria, democratica – dovrebbero sostituire il potere familiare nell’assegnazione dei ruoli sociali. La scuola è democratica e uguale per tutti, ma le competenze per ottenere i diplomi sono quelle tipiche delle famiglie ricche. Si seleziona da subito sulla lettera, la scrittura, il linguaggio, tipiche delle famiglie colte, non certo sulle abilità manuali sviluppate nelle famiglie povere. Così, è l’amara conclusione di Illich, non solo sei escluso, ma è anche colpa tua perché non sei stato capace.
Ho letto delle tensioni in molte parti d’Europa e spesso anche da noi tra genitori e docenti, docenti accusati di ingiustizie, di bloccare l’avvenire del proprio figlio. Il genitore si presenta accompagnato dall’avvocato.
Il ruolo di potere della scuola viene evidenziato e sofferto.
Chi può lo aggira, basta vedere l’aumento delle scuole private, spesso molto care, ma in grado di garantire l’acceso ai ruoli sociali più prestigiosi.
Chi non può tenta le vie giudiziarie, di regola con scarso successo, inquinando il clima non sempre sereno tra scuola e famiglia.
Parlando con un amico che abita in un paesino della Svizzera centrale, quella rimasta rurale e comunitaria, ho avuto un altro stimolo. Durante l’estate prima dell’ultimo anno dell’obbligo i giovani, le giovani si trovano una occupazione in una azienda che potrebbe diventare il loro futuro luogo di tirocinio. Spesso combinano e rientrano in classe con il contratto sicuro, note o non note. Spesso sanno anche cosa devono imparare bene per poter aver successo nella formazione scelta. Il potere della nota – quello che mi piace chiamare il potere profetico – svanisce. I genitori non litigano con i docenti.
Tre stimoli apparentemente discordanti: centrale mi sembra il potere affidato alla scuola, il ruolo profetico delle note. Potere in aumento considerato che sempre più l’accesso a una professione è regolato in maniera burocratica, con poco spazio alla valorizzazione delle competenze. Certo il sistema duale offre soluzioni spesso interessanti, ma la pressione del controllo burocratico – per garantire equità di trattamento – mi sembra in aumento.
Forse Illich aveva ragione, almeno un po’: attenti a non considerare equa una misura uguale per persone diseguali.