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Sogni

16 Marzo 2026

Non nascono più figli


Stavo leggendo un articolo sul giornale, non nascono più figli Sono nato in una famiglia allargata, madre, padre, fratelli, zie non sposate, nonna e nonno Dire che le mamme non lavoravano per curare i figli, è solo parte della realtà di allora Lavoro a domicilio, lavoro nei campi, stalla. Spesso gli uomini erano via per la stagione. E i figli? Certo se ne occupava la mamma, ma se era impegnata a far fieno o a montare le pietrine degli orologi, c’era la nonna, le zie, la vicina. Insomma una comunità curante, allargata. Il villaggio che educa.

Oggi spesso siamo di fronte a famiglie limitate alla madre e al padre, in una città con pochi contatti. Curare un figlio è un ostacolo Asili nido costosi, sussidi per pagare le rette. Asili lontani dal posto di lavoro. Come spesso mi capita mi sono addormentato.

La prima misura è che lo Stato garantisca un sostegno educativo dalla nascita alla maggior età. Non una scuola obbligatoria anche per neonati, ma il sostegno a una comunità educante. I primi tre anni sono i più importanti, sbagliato considerare solo l’aspetto sociale, scarico dei genitori che possano lavorare entrambi e pagare più tasse. Quindi un Dipartimento del sostegno all’educazione, senza sognare di avere il monopolio dell’educazione.

Per la prima infanzia un buon esempio possono essere i primi asili nido organizzati da Comunità familiare. Le mamme si organizzavano, erano nel contempo beneficiarie e operatrici. Le mamme si conoscono, si creava una comunità. Il Dipartimento del sostegno all’educazione in ogni quartiere (non a km zero, ma hm zero) mette disposizione uno spazio e assume un animatore di comunità educante. Centri di produzione di una certa grandezza, scuole, ospedali devono pure offrire spazi e opportunità simili. La mamma scende un piano e può allattare il figlio, poi stare un’ora per le coccole. Se poi lo porta in classe, sicuramente gli allievi reagiranno con piacere, uno lo prende in braccio e i discorsi di Socrate, vengono digeriti meglio, come il ruttino del bebè. L’animatrice coordina queste ricche e complesse dinamiche.

Poi magari il modello si estende: l’importante è che il diritto prevalga sull’obbligo e non si voglia imbrigliare tutto in regolamenti. Se funziona nei primi anni il ruolo attivo dei genitori, dei nonni, dei vicini può continuare nella scuola dell’infanzia. Magari al pranzo ci sono anche i nonni o gli apprendisti. O i fratelli più grandi che non possono tornare a casa.

Poi si può sognare più in grande ipotizzando che le lezioni dalla cattedra siano solo magari la meno efficace forma di insegnamento. Socrate filosofava passeggiando. E gli spazi scolastici sarebbero sarebbero aperti, come occasione di stare assieme, magari aiutarsi, magari… E i pensionati quelli che hanno amato il loro lavoro, ottime competenze per l’orientamento…

Solito crampo alla gamba, mi sveglio.


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