Come spesso davanti al camino, tra il sonno e la veglia. Mi tornavano in mente i temi del Simposio Eccles “Illusioni e Inganno”, l’aumento delle malattie psichiche negli adolescenti, gli sforzi di trovare strategie di prevenzione, spesso tardive e poco efficaci. Mi chiedevo che competenze doveva avere l’adulto, in famiglia, nella comunità, nella scuola.
Imparare a gestire situazioni di continua in-certezza
Come si diventa adulti, gestione dei conflitti. Cadere e rialzarsi, come quando si impara a camminare. Litigare e fare la pace. Perdere e vincere. Come andare in bicicletta: equilibrio, come momento tra due squilibri. Una volta certezze della religione e della struttura sociale, ora continua messa in discussione e ricerca di nuovi equilibri.
Competenze di contenuti specifici
Esser competente in un oggetto concreto su cui operare assieme. Può essere la plastilina per fare un pupazzo, il mito della Caverna di Platone per smascherare le fake-news, la scalata di una parete di roccia, le equazioni di secondo grado, interpretare una poesia. Competente, un chiodo piantato male nella parete rocciosa da arrampicare può costare la vita.
Messa in scena
Alcuni la chiamano didattica e la considerano un sottoprodotto dei contenuti, della disciplina. Si tratta di rendere viva – non facile – una conoscenza, una competenza. Viva, farla diventare parte della vita di chi impara. Chi impara deve poter far squadra con chi insegna.
Aiutare a crescere è un compito della comunità: queste tre competente sono necessarie a tutti quelli che fanno attività con bambini e adolescenti. Dopo un ciclo di pratica e di studio adeguato, possono concludersi con un diploma. Potrei fermarmi qui.
Ma spesso i diplomi hanno chiare implicazioni di potere. Si rende allora necessario l’intervento di una autorità politica, direttamente o per delega, che autorizza a esercitare con i poteri attribuiti al ruolo (venia legendi, abilitazione, libero esercizio). Ma è un altro discorso.
Il fuoco nel camino si stava spegnendo, i pensieri vagavano. Forse possono aiutare certezze provvisorie basate su quel poco di verità che siamo riusciti a capire. Un chiodo ti salva la vita se è piantato bene nella roccia. Fin che si tratta di numeri uno più uno fa due. Mi posso fidare del mio maestro. Con la formula giusta calcolo l’area del cerchio. La terra è rotonda anche se il lago che vedo dalla finestra è piatto. Il tempo è relativo, non capisco, ma se lo dice Einstein.. Cercare certezze che non escludono il dubbio, la ricerca. Più faticoso, ma necessario anche da parte degli adulti che aiutano a crescere.