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Sogni

13 Ottobre 2025

Pianificare lo spazio di vita


Non mi piace il termine pianificazione urbana, perché evoca subito una traduzione in asfalto, cemento, indici di edificazione e altri parametri rigidi. Mi piace spazio di vita, espressione cara a Mario Botta.

Lo spazio di vita è un progetto globale, deve tener conto dei vari aspetti della cultura di chi ci vive e di chi ci vivrà.

Cultura nel senso più ampio, prendersi cura della natura, delle persone, del corpo e dello spirito.

Uno spazio di vita che diventa premessa per permettere la nascita di comunità, di solidarietà e di aiuto reciproco.

Come dice un proverbio africano “per educare un bambino ci vuole un villaggio”. Lo dice anche Martin Buber Il mondo agisce come natura e come società sul bambino. Gli elementi educano, la luce, l’aria, la vita degli animali e delle piante”.

Creare uno spazio di vita positivo è un processo non facile che implica la capacità di far emergere i bisogni e tradurli in progetti. Un processo vicino alla tecnica di narrazione, tradurre in parole e storie i propri bisogni e le proprie paure. Tradurre in spazi le aspirazioni di chi ci vive e vivrà.

Solo dopo possono entrare in scena gli specialisti.

Dopo perché tendono a avere una visione a cannocchiale che focalizza principalmente le loro competenze.

Come i medici tanto bravi a vedere il ginocchio da operare, ma non la signora Gina che ha il ginocchio che le fa male. O i docenti che vedono l’errore e non l’allievo, il vero soggetto che li deve interessare.

Così non basta sostituire l’asfalto con l’acciottolato o piantare più alberi o moderare il traffico o definire l’altezza degli edifici. Importanti, molto importanti, ma dopo aver capito le aspirazioni di chi ci vivrà. L’estetica non può dimenticare l’etica.

Il credito di progetto deve comprendere anche il finanziamento del progetto culturale nel senso ampio detto sopra. Non basta creare uno spazio di incontro, bisogna renderlo vivo mettendo disposizione i mezzi necessari.

Molte volte gli spazi ci sono, ma mancano mezzi o le idee per renderli spazi di vita. Come le mense scolastiche, aperte quattro mezzogiorni per 36 settimane: come possiamo farle diventare spazi generatori di vita comunitaria? Non si tratta di investire in cemento, ma di ridare alla comunità quello che ha contribuito a pagare con le imposte.

Ricerche dimostrano che chi vive in uno spazio che favorisce la comunità consuma meno medicamenti e si reca meno dal medico. Una pista per chi tenta di ridurre i premi di cassa malati?


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