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Sogni

18 Aprile 2025

Formare un docente, formare un medico


Davanti al camino, sdraiato sul divano con il primo bicchiere di vino dopo cinque mesi di malattia, cado in una piacevole dormiveglia.

Rivedo l‘articolo che ho appena letto, che ribadisce come i primi tre-quattro anni di sviluppo del bambino siano quelli fondamentali. Impara a parlare, impara a camminare, a fidarsi e a diffidare, a litigare e fare la pace. Impara…Nell’articolo ce n’era una bella lista.

Poi viene la fase degli apprendimenti formali, la formazione professionale o liceale, i vari corsi universitari e di specializzazione.

L’articolo ribadiva che questo sviluppo era possibile solo in una comunità accogliente, accompagnato da persone competenti, con un rapporto di fiducia tra due persone, un po’ come nel processo di cura di una malattia.  

Come si diventa competenti? Se uno vuol fare il medico si iscrive a una facoltà di medicina.

Per accompagnare lo sviluppo della persona? Già, sembra semplice: chi vuole essere un esperto di processi educativi si iscrive a una Facoltà di educazione.

Ma qualcosa non quadra: gli educatori della prima infanzia, la fase più importante di tutta la vita, seguono un corso loro dedicato. Così per la scuola elementare, la scuola materna, la scuola media. Con un dottorato in educazione se vuoi lavorare in una scuola dell’infanzia o fai il direttore o il bidello. Certo puoi fare carriera accademica e “insegnare educazione”, anche senza mai aver gestito un processo educativo.

Ma perché il medico, che poi diventa un bravissimo chirurgo del ginocchio o del pancreas deve prima fare una lunga formazione clinica in pediatria, ginecologia, psichiatria, sei anni di formazione generale prima di specializzarsi sul ginocchio?

Già perché una formazione clinica cosi lunga?

Avendo di recente subito un’operazione l’ho capito. Perché il chirurgo impari e si ricordi che quel ginocchio è il ginocchio di una persona e la guarigione dipende non solo dalla sua abilità, ma dalla forza del malato, aumentata dalla fiducia con una persona. Proprio come quando si impara a camminare: sei caduto, ma ci sono due braccia e una faccia sorridente che ti danno la forza di provare e ri-provare di nuovo.

Può sembrare difficile crederci, in questa epoca dove sembra prevalere la tecnica e solo la tecnica, ma molte ricerche cliniche lo confermano. 

Il sole stava tramontando e una bella luce arancione entrava dalla finestra: un po’ di legna nel camino e di vino nel bicchiere. Piegandomi per prendere il bicchiere mi cade l’occhio sul titolo di un giornale “13 docenti abilitati non trovano posto di lavoro°.

Mi riprende la sonnolenza un’altra volta, ma mi sembra ci debba essere un rapporto tra lo spezzettamento della formazione in educazione e la notizia appena letta.

Troppo sonno.

O troppo difficile anche solo trovare una ipotesi di soluzione

Per non vedere il mondo in bianco e nero:

Per fortuna alcuni abilitati alla formazione (all’accompagnamento dello sviluppo) hanno fatto i monitori di colonia, i capi scout, gli allenatori di una squadra di calcio e sanno che i processi di apprendimento si fondano su un rapporto personale di fiducia: cadi, ma ce la puoi fare.

E purtroppo qualche abilitato alla cura della persona malata, dopo sei anni di formazione dimentica la signora Gina e vede solo il ginocchio.

Rivapiana 25 aprile 2025


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