Sogni

10 febbraio 2022 Orientamento come identificazione

Si impara identificandosi con una persona di fiducia.

Si impara a camminare perché qualcuno ti tende le braccia.

Per identificarsi e creare fiducia ci vuole tempo e continuità.

Anche a scuola l’allieva/o si identifica nel docente, crede in quello che dice.

Siccome si insegna solo se si impara, anche il docente si identifica con l’allieva/o: ne vede i potenziali, crede che il bruco diventerà una farfalla.

La scuola, soprattutto negli ultimi anni della scuola dell’obbligo, orienta per le formazioni successive, le scuole professionali e liceali, il tirocinio, o altre esperienze formative.

L’adolescente si orienta in base a molti stimoli, in particolare identificandosi con una persona: un genitore, un amico, un docente, un personaggio…

Le persone – e perciò anche le allieve e gli allievi – sono diverse e complesse. Non si possono giudicare – e magari orientare – solo su un singolo aspetto, considerandolo significativo per aspirare a fare lo scienziato, il falegname, l’artista …..

Dalla nota di tedesco o dalla capacità di fare squadra o dalla precisione del lavoro si possono trarre importanti indizi. A condizione che non siano unici.

Rimane sempre la necessità di identificazione con persone autorevoli e significative. La scuola dell’obbligo non è propedeutica solo del liceo.

Sogno un ciclo di orientamento dove una parte dei docenti hanno una formazione universitaria, un’altra formazione e attività professionale.

Una parte dei docenti sono a tempo parziale. Il docente di scienze naturali è un contadino. Porta gli allievi nella sua fattoria e spiega le nuove tecniche di coltura. Si entusiasma a mostrare come possa ottenere ottimi prodotti con meno acqua e senza chimica. Processi complessi che poi a scuola traduce in concetti biologici. E poi si torna sui campi. E si scopre che fare il contadino, oggi, non richiede meno conoscenze che fare il biologo.

Una parte dei docenti sono a tempo pieno: insegnano molte ore nella stessa classe, hanno il tempo di conoscere gli allievi e di farsi conoscere. Insegnano più discipline e ricercano le potenzialità degli/delle allieve. Le fragilità emergono da sole, le potenzialità vanno cercate. Sulle potenzialità li aiutano a fare progetti.

Un sogno, appunto.

14 dicembre 2021 Sogno Comunità accoglienti

Quel giorno avevo partecipato, in ZOOM naturalmente, a un incontro sul progetto svizzero di Caring comuninities – in inglese per non penalizzare le minoranze linguistiche, tedesche, francesi e italiane.

Ci si è accorti di alcuni effetti negativi della gestione urbana degli edifici pubblici sul modello della raccolta differenziata dei rifiuti: i vecchi in un sacco, pardon in una casa, i bambini piccoli in un’altra, i più grandi in un’altra ancora e via differenziando. Poi ci si è accorti che aveva effetti indesiderati: i gruppi omogenei tendono a diventare sterili e a necessitare sempre più aiuti esterni.
Vale per le persone vecchie, vale per le persone in crescita. Aiutarsi a vicenda sembra difficile, forse anche non richiesto. Addirittura non permesso. Ci vuole un diploma, un accreditamento, un controllo di qualità.

Ecco, il progetto Caring Communities cerca di creare spazi che favoriscano lo scambio di competenze, un uso non riservato di spazi, il piacere di stare assieme. Tra diversi. Tra uguali è noioso come un prato inglese.

Mi addormentai.
Sognai che le mense scolastiche prendevano un ruolo centrale per il progetto comunitario. Le mense offrono pasti agli studenti 4 giorni la settimana per 36 settimane (e mezza, per essere precisi con la legge). In totale 144 mezzogiorni (145 e mezzo per essere precisi).
Restano 365 cene e 221 pranzi.
Il cuoco della mensa di una scuola media era anche docente a tempo parziale. Con la classe preparava pasti interessanti. Si è messo d’accordo con una collega in pensione e ha organizzato una cena: la classe cucina e l’invito va a genitori, amici, vicini e lontani. Poi il docente di educazione musicale si aggiunge: un po’ di musica fa bene.
Pro Senectute conosce un paio di anziani che hanno storie interessanti da raccontare, di quando non c’era internet e il telefono in casa era un lusso per pochi. Bello che qualcuno li ascolti.
Una mamma, greca , ricercatrice biomedica, prepara un dessert speciale e racconta del suo lavoro.
Il medico, papà di una allieva, partecipa alla cena. Si meraviglia di conoscere alcuni pazienti in un contesto completamente diverso.

E poi…
E poi mi sono svegliato:
Ero contento.
Ogni tanto i sogni si avverano, sono annunci di novità.
Almeno così capitava una volta, come ce lo racconta la Bibbia.


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