Sogni

4 luglio 2023 Una scuola media unica

Avevo letto le ultime polemiche sui livelli, sul tedesco nella Scuola media. Ero triste perché mi pareva che non toccavano il nocciolo del problema: l’accento messo sulle discipline e non sul rapporto tra docente e studente, motore dell’apprendimento. Storia vecchia, troppi docenti, per poche ore la settimana. E quando va male si aggiungono altre figure di riferimento. Più dello stesso non ha mai risolto un problema. Per intenderci, brutalmente, se una sberla non fa effetto, neanche con due andrà meglio.

Prima di andare a letto mi ero messo a fare ordine tra le vecchie carte: un’impresa impossibile, ma che ogni tanto riserva sorprese. Trovai gli appunti del Gruppo di lavoro – o di studio? – del 1985, su una prima riforma della Scuola media unica. Mi ricordavo il luogo, l’Albergo delle Alpi e i colleghi, Sezione pedagogica, direttori e esperti di scuola media. Ci eravamo già incontrati altre volte, con professori universitari a cercare di capire la persona nel particolare periodo di sviluppo dell’adolescenza.

Poi toccava a noi, locali, per gli aspetti organizzativi. Negli appunti, scritta in grande emerge la domanda: “Con la Riforma, la mia materia avrà più o meno ore”?

Mi ricordo il tono imperioso e il silenzio imbarazzato. Altri stavano formulando la stessa domanda, per la loro materia. In gioco è il prestigio della disciplina e i posti di lavoro dei colleghi. Problemi evidentemente centrali. Metto da parte l’appunto domani vedrò come classarlo.

Mi addormento subito: nel sogno riappare l’Albergo delle Alpi: sono giovane, scendo le scale per andare a riunione senza bisogno di attaccarmi al corrimano, non ho gli apparecchi acustici e le calze elastiche che ti schiacciano i polpacci.

Incomincia una seduta, la prima senza esperti esterni. Si alza un collega: “Mi pare di aver capito che le nostre allieve e allievi hanno voglia di capire in che mondo vivono. Ma il mondo non si presenta separato in discipline. Il Gottardo è storia, ecologia, geografia, tecnica, rapporti di potere, economia. La mia domanda: come possiamo ripensare la nostra offerta in pochi blocchi significativi? Potrei avere 8 ore in una classe, vedrei gli allievi tutti giorni, potrei conoscerli. Potremmo fare dei progetti senza restare sempre in classe, seduti. Aiutarli a capire il mondo in cui vivono.”

Mi svegliai di colpo con un crampo alla gamba. Alzandomi di scatto feci cadere il foglio e apparve la domanda “Con la Riforma, la mia materia avrà più o meno ore”. Un crampo – non solo muscolare – ha imbavagliato lo sviluppo della scuola media.

“Il tedesco avrà più o meno ore?”

Mi riaddormentai, ma non sognai più.

6 dicembre 2022 Un sogno: imparare da adulti

Mi ero addormentato dopo aver letto l’ennesimo rapporto che dimostrava come un numero sempre maggiore di giovani non segue un percorso lineare di formazione. A vent’anni ci si trova in piena formazione secondaria, con ambizioni e competenze intatte per accedere a una formazione superiore. Ma ci sono i diplomi, le passerelle traballanti, le formalità. Al “sistema” piace giocare il Gioco dell’oca: se non hai seguito il percorso canonico ricominci da capo.

Nel sogno mi trovavo in un mondo un po’ confuso, ma molto vivace e promettente.
Accanto alle formazioni tradizionali, con il calendario scolastico e l’obbligo di frequenza, venivano accreditati modelli di apprendimento ritagliati sui bisogni della persona che impara. Sono adulti, il modello della formazione universitaria con la libertà di imparare con i propri ritmi accumulando crediti, era garantito anche a chi voleva accedere a una formazione terziaria. Crediti di valore internazionali, come gli ECTS universitari, evidentemente acronimo inglese European Credit Transfer System.

La cittadina o il cittadino che voleva raggiungere un obiettivo formativo aveva diritto a un credito formativo che poteva spendere in modo simbolico se trovava un corso pubblico (considerato gratuito) o finanziando un corso accreditato in Ticino o all’estero (a pagamento).
Il primato dell’apprendimento sull’insegnamento: la persona che impara sceglie i ritmi e i luoghi. Gli esami – i controlli delle conoscenze – sono conosciuti e definiti. Con sessioni diverse, dilazionate secondo i bisogni della persona che impara. Una persona per esempio continua a lavorare a tempo parziale e acquisisce competenze preziose e riconosciute.

Nel sogno il modello della libertà accademica valeva per tutte le giovani e i giovani maggiorenni. Maturi abbastanza per capire se per avere le competenze in tedesco è meglio frequentare le lezioni classiche di tedesco, o combinare uno stage professionale in Germania e superare da privatista il livello richiesto. Non solo le lingue, ma si erano organizzate analoghe modalità per le varie materie richieste dai criteri di ammissione alle formazioni superiori.
I mezzi finanziari erano messi a disposizione degli studenti che sceglievano il modo loro adeguato per l’apprendimento. Un po’ come la rivoluzione avvenuta con le persone disabili nel Canton Zurigo: diventano i titolari dei contributi economici per decidere la forma di vita che vogliono scegliere. Le proposte formative possono essere offerte da enti pubblici, organizzazioni non profit, aziende: il controllo è severo e con parametri internazionali. Lo stesso vale per la valutazione delle esperienze lavorative, necessarie per l’ammissione a corsi superiori con la valutazione del dossier.

Nel sogno non tutto era semplice: i difensori dell’ortodossia cercavano in tutti i modi di ostacolare questa evoluzione. Avevano già dovuto subire la perdita del latino – pensate, medici che non sanno il latino ! – e si trovavano le loro certezze messe in discussione da un diverso sistema organizzativo, addirittura ispirato dalla cura delle persone disabili!
Certo, non mancavano le contraddizioni, ma era un mondo bello, pieno di vita e novità.

Poi mi sono svegliato. Era, appunto, un sogno.

10 febbraio 2022 Orientamento come identificazione

Si impara identificandosi con una persona di fiducia.

Si impara a camminare perché qualcuno ti tende le braccia.

Per identificarsi e creare fiducia ci vuole tempo e continuità.

Anche a scuola l’allieva/o si identifica nel docente, crede in quello che dice.

Siccome si insegna solo se si impara, anche il docente si identifica con l’allieva/o: ne vede i potenziali, crede che il bruco diventerà una farfalla.

La scuola, soprattutto negli ultimi anni della scuola dell’obbligo, orienta per le formazioni successive, le scuole professionali e liceali, il tirocinio, o altre esperienze formative.

L’adolescente si orienta in base a molti stimoli, in particolare identificandosi con una persona: un genitore, un amico, un docente, un personaggio…

Le persone – e perciò anche le allieve e gli allievi – sono diverse e complesse. Non si possono giudicare – e magari orientare – solo su un singolo aspetto, considerandolo significativo per aspirare a fare lo scienziato, il falegname, l’artista …..

Dalla nota di tedesco o dalla capacità di fare squadra o dalla precisione del lavoro si possono trarre importanti indizi. A condizione che non siano unici.

Rimane sempre la necessità di identificazione con persone autorevoli e significative. La scuola dell’obbligo non è propedeutica solo del liceo.

Sogno un ciclo di orientamento dove una parte dei docenti hanno una formazione universitaria, un’altra formazione e attività professionale.

Una parte dei docenti sono a tempo parziale. Il docente di scienze naturali è un contadino. Porta gli allievi nella sua fattoria e spiega le nuove tecniche di coltura. Si entusiasma a mostrare come possa ottenere ottimi prodotti con meno acqua e senza chimica. Processi complessi che poi a scuola traduce in concetti biologici. E poi si torna sui campi. E si scopre che fare il contadino, oggi, non richiede meno conoscenze che fare il biologo.

Una parte dei docenti sono a tempo pieno: insegnano molte ore nella stessa classe, hanno il tempo di conoscere gli allievi e di farsi conoscere. Insegnano più discipline e ricercano le potenzialità degli/delle allieve. Le fragilità emergono da sole, le potenzialità vanno cercate. Sulle potenzialità li aiutano a fare progetti.

Un sogno, appunto.

14 dicembre 2021 Sogno Comunità accoglienti

Quel giorno avevo partecipato, in ZOOM naturalmente, a un incontro sul progetto svizzero di Caring comuninities – in inglese per non penalizzare le minoranze linguistiche, tedesche, francesi e italiane.

Ci si è accorti di alcuni effetti negativi della gestione urbana degli edifici pubblici sul modello della raccolta differenziata dei rifiuti: i vecchi in un sacco, pardon in una casa, i bambini piccoli in un’altra, i più grandi in un’altra ancora e via differenziando. Poi ci si è accorti che aveva effetti indesiderati: i gruppi omogenei tendono a diventare sterili e a necessitare sempre più aiuti esterni.
Vale per le persone vecchie, vale per le persone in crescita. Aiutarsi a vicenda sembra difficile, forse anche non richiesto. Addirittura non permesso. Ci vuole un diploma, un accreditamento, un controllo di qualità.

Ecco, il progetto Caring Communities cerca di creare spazi che favoriscano lo scambio di competenze, un uso non riservato di spazi, il piacere di stare assieme. Tra diversi. Tra uguali è noioso come un prato inglese.

Mi addormentai.
Sognai che le mense scolastiche prendevano un ruolo centrale per il progetto comunitario. Le mense offrono pasti agli studenti 4 giorni la settimana per 36 settimane (e mezza, per essere precisi con la legge). In totale 144 mezzogiorni (145 e mezzo per essere precisi).
Restano 365 cene e 221 pranzi.
Il cuoco della mensa di una scuola media era anche docente a tempo parziale. Con la classe preparava pasti interessanti. Si è messo d’accordo con una collega in pensione e ha organizzato una cena: la classe cucina e l’invito va a genitori, amici, vicini e lontani. Poi il docente di educazione musicale si aggiunge: un po’ di musica fa bene.
Pro Senectute conosce un paio di anziani che hanno storie interessanti da raccontare, di quando non c’era internet e il telefono in casa era un lusso per pochi. Bello che qualcuno li ascolti.
Una mamma, greca , ricercatrice biomedica, prepara un dessert speciale e racconta del suo lavoro.
Il medico, papà di una allieva, partecipa alla cena. Si meraviglia di conoscere alcuni pazienti in un contesto completamente diverso.

E poi…
E poi mi sono svegliato:
Ero contento.
Ogni tanto i sogni si avverano, sono annunci di novità.
Almeno così capitava una volta, come ce lo racconta la Bibbia.


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