Care amiche, cari amici,

Con l’aiuto di mio figlio Michele e dell’editore Giampiero Casagrande è stato pubblicato un libretto dal titolo “Nessuno nasce imparato. Le persone e le cose che mi hanno imparato, mi hanno insegnato”.

Con mio figlio Marcello e la sua ditta CONSULTATI ho aperto un blog. Non ho ancora capito bene cosa sia, ma mi pareva un buon mezzo per tener sveglia la mia memoria e spero per comunicare qualcosa di interessante. 

Ho ottanta anni. Ho avuto la fortuna di essere testimone di molti cambiamenti e attivo in alcuni progetti.

Negli atti, nei protocolli ufficiali vengono fissate – congelate – le versioni politicamente corrette.

Ho avuto occasione di osservare questi processi: visti dopo, da evoluzione conclusa, sembrano il risultato di un processo razionale, di una pianificazione preparata scientificamente.

Raccontare storie - vere o quasi vere – può essere un modo di gettare uno sguardo sui processi spesso contradditori che hanno poi portato a soluzioni giudicate a posteriori logiche e razionali.

Forse è utile raccontarle per evitare l’illusione di uno sviluppo pianificato e prevedibile.

 

Alcune storie si riferiscono a situazioni avvenute prima dell’attuale pandemia burocratica. Siamo confrontati con una   grave pandemia che vuole tutto regolare in modo burocratico, aumentando al massimo le procedure di controllo e di verifica, togliendo ogni potere decisionale a chi è direttamente confrontato con le situazioni da risolvere. E’ una pandemia grave per la quale non si è trovato il vaccino. Anzi gravissima perché se anche si trovasse il vaccino, la procedura per applicarlo lo renderebbe vano.

Raccontare storie non risolve certo il problema, ma può far sorridere. E magari riflettere. Forse solo l’ironia e il paradosso ci possono aiutare.

Nessuna nostalgia, nessuna lode del buon tempo andato. Per fortuna è andato e sia sepolto.

Ma ricordare che ci si può far male in tanti modi può essere utile.

 

Raccontare storie non è facile, bisogna prendere distanza e costruire una trama, uno svolgimento. Ogni tanto ci si deve limitare a uno sfogo, una immagina statica. Magari chi legge ne può costruire una storia.

Altre volte prevale il sogno, il desiderio di descrivere una situazione armoniosa, dove i contrasti si sono sciolti in un mondo ideale. Con il sogno si può intravvedere uno spiraglio, un po’ come una crepa nel muro. Magari può infilarsi un seme di un albero che sgretola il muro. O il seme di un fiore, un bruco mangia le foglie e nasce una farfalla e muore il giorno dopo. Inutile, ma bello.

Un caro saluto 

Mauro


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